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per gli scribi

Toulouse en érasmienne

venerdì 8 dicembre 2017

Troppi

Troppi distacchi in questi giorni, troppi. Non penso di poter reggere a tutto mantenendo il ritrovato sorriso. Ogni volta che mi assesto un poco, ecco che l'equilibrio faticosamente ricercato si rompe. E la schiena, o la pancia, o tutto il resto seguono. Ora ho la forza di affrontare di nuovo sforzi emotivi da tempo impossibili, riappropriandomi di parti di me a lungo azzittite perché troppo emozionanti, quindi dolorose: una certa musica, l'albero di Natale. Le risate. E anche altro. Ma è come essere sotto cortisone: la forza dura finché c'è la medicina, ma è una medicina che non si può prendere quotidianamente a vita. Non riuscirò a cambiare la mia vita, ormai è evidente, troppo tardi, troppo difficile, momento troppo disperato. Chissà se potrò ritrovare almeno dei piccoli ponti, nuovi equilibri con un minimo di soddisfazione, almeno quello. Dopotutto perché non potrei provarci? Da costruire. Come mi diceva un giorno AM, uno dei miei maestri, fors'anche ammiratori... Insouciance? Ma sono stufa di erigere schermi fragili, non ho più la forza nemmeno per quello. Vedere almeno un no cangiarsi in un sì, con tutti i suoi limiti, di cui non m'importa, stasera sarebbe d'aiuto. Ma NO.

mercoledì 6 dicembre 2017

Chiuso per sole

Freddino per gli standard romani, terso e pieno di sole l'azzurro, dolce il tepore quando un raggio ti sfiora, magnifici i colori del verde, felice il moto del mattino. "Fai una passeggiata anche per me che non posso e mi manca tanto" mi accommiata chi mi sta ricostruendo con genio e pazienza la schiena. "In giornate come queste bisognerebbe chiudere tutto ovunque e andare soltanto a passeggiare", rispondo io. "Chiuso per sole." Al mondo non c'è abbastanza immaginazione.

martedì 5 dicembre 2017

Nolan canta la guerra embedded

(Questo post lo avevo scritto a luglio a Parigi e pensando di completarlo non l'ho mai pubblicato.) "We bring our army back" spiega un ammiraglio sul molo di Dunkuerque a un colonnello di fanteria. 1940: bloccati sulle spiagge del Nord (che è un département della Francia, ma bisogna saperlo), quattrocentomila soldati inglesi e francesi sono stretti contro il mare dall'avanzata dei? Dei? Dei? Di chi? Gli alieni? Le scimmie? Forse, dato che hanno appena proiettato la presentazione dell'ennesimo episodio de Il pianeta delle scimmie in programmazione la prossima settimana. Al Quaida? Lo stato islamico? Saddam no, è morto. Gheddafi impedossibilitato per lo stesso motivo. Assad? Ha le sue gatte da pelare. Erdogan? Ah, ecco! Ha stato Putin!!!! No, è il 1940, dopotutto - sempre che si abbiano elementi di base di cronologia. Il Venezuela no, per ragioni geografiche - sempre che si abbiano cognizioni della materia, se non di altre. In due ore di film Christopher Nolan riesce a non pronunciare praticamente mai la parola non dico "Nazisti", ma nemmeno quella: "Tedeschi"*. A un certo punto, forse, gli scappa detto un Wehrmacht. In una frase cosi' lunga e complicata, per un film quasi completamente privo di parole, che sfido a coglierla e collegarla a qualcosa di identificabile. Certo se ne sentono i micidiali proiettili colpire metallici e duri tutt'intorno. Ma resta invisibile quale volontà comandi quelle bocche da fuoco. Dato che i soldati nemici non compaiono mai, scelta stilistica peraltro apprezzabile, le uniformi non aiutano. Ora, che i soldati britannici e francesi avessero una chiara idea dei comandi nemici puo' essere improbabile. Ma che ignorassero cosa e chi e dove avevano causato quella guerra non credo. Un bombardiere torpediniere tedesco (M 59 Heinkel) che compare a lungo nel film viene inquadrato sempre in modo da evitare di mostrare le croci della Luftwaffe. Dev'essere spuntato dai raggi del sole. Gli spitfire invece è lecito mostrarli più volte, mentre si pavoneggiano nell'oro e nell'azzurro. Si tratta di una guerra volutamente decontestualizzata. Siamo in guerra, tutto qui. In un mondo che di contesto ne conosce sempre meno e di memoria della seconda guerra mondiale, 1939-1945, ne perde sempre più. Brr. Al contrario di Churchill si fa il nome alcune volte. Perché i soldati del Britsh Empire si siano infognati li' dentro, tra maree e bombe, o lo sai, o rimarrà un mistero. Allora se il tuo scopo è mostrare per l'ennesima volta la barbarie della guerra, vecchio copione, evita di fare riferimenti a una guerra precisa. Ma no, perché l'episodio clou del film (la flottiglia delle navi civili che soccorre i soldati accerchiati permettendo loro di imbarcarsi sulle navi da trasporto, già raccontato ad esempio ne La signora Miniver, dove la guerra in corso impediva autocensure del genere) è troppo legato alla seconda guerra mondiale e all'Inghilterra. Il film è bello da vedere. Colori pieni di sole, mare, spiagge nordiche. Acque, vento, bianche scogliere del Dorset. Nolan filma il sole, l'aria, l'acqua, gioca con gli elementi che tengono prigionieri i soldati. Il ferro delle barche, le stoffe spesse e ruvide delle uniformi, il panno morbido della lussuosa divisa dell'ammiraglio, la tela delle maschere degli aviatori, i capelli scuri, pesanti di salsedine dei giovani soldati il soffice pane in cassetta sporcato di marmellata con il the: è un film molto materico, quasi pittorico. Malgrado qualche ripetizione il piacere visivo non difetta. Il sole prende il posto delle nebbie tramandate dalle foto dello sbarco in Normandia. Quelle vengono sparse sulla storia. La trama non è un granché: i soliti dilemmi a conclusione moralistico perbenista made in USA tra la paura e l'eroismo con una spruzzata di understatement per i britannici, il solito sacrificio del povero che ci lascia le penne mentre i benestanti tornano a casa, i soliti soldati furbi che cercano una via d'uscita al macello finendo malissimo e così via. Oltre alla fotografia, alle luci e ai colori funzionano il ritmo e il montaggio alternato delle storie parallele. Si mostra una guerra permanente, una guerra in cui non ha importanza chi si batte e perché, una guerra che va accettata in maniera obbediente e senza porsi domande. La guerra perfetta dell'embedded: guardi dentro perfino alle funzioni fisiologiche dei soldati, ma le ragioni del conflitto non le vedrai mai. *Forse all'inizio, nel rullo di presentazione, scritto a caratteri piuttosto piccoli che scorrono alla velocità della luce, compare la parola Allemands. Non ci giurerei, perché scorre molto in fretta e contrariamente a quel che avvene di solito con queste sequenze la leggibilità dei caratteri è decisamente mediocre. Lo scrivo per scrupolo, più che altro.

lunedì 4 dicembre 2017

???!!!@#§ !

Questo è un post incazzato. E basta. Il pc si rompe mentre devo assolutamente lavorare e io ovviamente non ho la copia completa di tutti gli appunti. Sì, il pdc mi aveva mostrato come farlo ma dopo un po' ho confuso la procedura e ho pasticciato tra i supporti e i documenti, per cui ho smesso di farla con il programma, quindi, fatalmente le cose più recenti ci sono e non ci sono. Ma quella tablette (Lenovo) comperata a febbraio si era già rotta dopo due settimane, era stata cambiata (dopo mesi) aveva già dovuto essere reinstallata, mentre ora è appena scaduta la garanzia. Non è detto si possa aggiustare e nemmeno recuperare i dati, perché non si accende più. E non è che costi poco o nulla. Ora scrivo su un vecchio portatile del 2010, che cade letteralmente a pezzi, nel senso che si son rotte le cerniere dello schermo, ma si accende e si spegne, con la lentezza della vecchia signora, d'accordo, però senza problemi. Purtroppo mi massacrava la schiena, cosa che quello nuovo, assai più leggero, faceva con maggiore discrezione. Ho ripreso a lavorare dopo un periodo di paralisi psicofisica infilandomi in una impresa senza senso invece di sbrigarmi e consegnare al più presto possibile come sarebbe stato sensato e benvenuto. In compenso la mia colonna vertebrale non è mai stata snodata come stasera. Potenza dei mercenari di genio... Dalla fatica sto crollando sullo schermo, ma adesso torno a compilare le mie liste senza senso, come a trovare una barriera a questo schianto nel marasma della realtà. Ancora e ancora. Dopotutto il data entry è meno calorico del vino, no? Non so neanche se farò più in tempo, probabilmente no. E questo è il peggio. La sensazione di crollare sugli specchi da me stessa appesi sulle pareti di una fantasia di sopravvivenza. Meglio che tutto si sveli subito, d'accordo, ma: E uffa, almeno una volta, no! No. Un ragionevole, evidente, comprensibile, savio, logico, scontato, semplice no. Prevedibile. Avrei bisogno che le cose fossero meno prevedibili, a volte. NO! Difficile sentirsi più soli e scricchiolanti di me stasera. O più assurdamente angosciati del domani. Mattina.

mercoledì 4 ottobre 2017

A(hi)/simmetrie

economiche? sociali? ideologiche? di genere? Macché. Se volete comprendere appieno il significato di questa parola, niente di meglio che farvi venire un blocco delle vertebre accompagnato dalla punta di una spada rovente conficcata a fianco della colonna vertebrale all'altezza della scapola, con brachialgia fino a quattro cm dal polso destro in seguito a sconsiderato uso del mouse e non uso del poggiapiedi. Mentre quel braccio vorrebbe disperatamente uscire dal suo alveo perché con ogni evidenza delle corde invisibili lo stanno stritolando con la loro rigidità, il sinistro, sideralmente lontano da cotanta durezza del vivere, insiste: "Ma insomma perché non mangi le brioche? Io non sento niente. Ma proprio niente, guarda. Si puo' sapere perché insisti nel farmi scrivere questo post da solo, facendomi allungare su tutta la tastiera? Vedi come sono stato bravo io, ad arrivare da solo fin qui? Sei un vero pigro, per qualcosa che richiede cosi' poco! Cicala! Fannullone, mentre io fatico per te, tu te ne stai coricato al sole a non fare nulla, in preda a donne e alcool, e hai ancora il coraggio di lamentarti? Ecco, lo sapevo, tu, laggiù, cosa sei! Sei un PIIGS! Vergogna! Devi pagare! Lavora e non protestare. Fa male? Ma quale male, è che non vuoi accettare la sfida competitiva delle riforme strutturali, perché ti piace la bella vita. Ma adesso vedrai, con il vincolo esterno..." Poco importa che il sottofondo semicolpevolizzante fosse " Non ci sono i soldi": l'apparato muscoloscheletrico grazie al cielo se ne infischia. E a un certo punto si ribella. A spese mie che dovro' pagarmi una costosissima fisioterapia, ché si sa la tutela della salute rende gli investimenti non convenienti, come ammonisce Lagarde del FMI in un discorso dei più istruttivi. Nel frattempo la schiena sembra aver fatto bondage con un hare krishna, tappezzata com'è di una ammiccante rete di cerotti rigorosamente arancioni messi li' dal fisioterapista che appena mi ha vista oggi d'urgenza si è messo le mani nei capelli. E sarebbe saggio ora lasciare andare la presa e abbandonare la malefica tastiera.

martedì 25 luglio 2017

Calava sempre il sole con lentezza e con precisione

Se invece di tramontare nell'ozio tu venissi a prendere il the?

Anni fa mi chiedono di aiutare una ragazzina di terza media. Non ha più voglia della scuola, non va d'accordo con la professoressa di lettere, non studia e l'esame si avvicina. Nata in una famiglia senza preoccupazioni economiche, vive con la mamma da poco risposatasi dopo un lungo periodo di sostanziale solitudine, iniziato quando scopri' i tradimenti del marito mettendolo (giustamente) fuori dalla porta. Il marito di lei vuole molto bene alla moglie, ma è autoritario e iracondo. Il padre ha da poco avuto un secondo figlio.
Non ho mai dato lezioni di italiano, non faccio l'insegnante se non per trovare due soldi, ma stavolta ci provo.

La ragazzina è irritata, seccata, vagamente ribelle. Il suo non è certo un problema di difficoltà nell'apprendimento, come i genitori preferiscono credere... Qualunque cosa l' annoia, si stufa e provoca. E ci credo, del resto: il programma di italiano della terza media è cosi' spaventosamente ossequiente e perbenista che farebbe ribellare qualsiasi ragazzino in età decente che già non lo fosse sanamente di suo.
Serve una scossa, se non altro per riuscire a entrare in rapporto con lei, per diventare un minimo punto se non di rifierimento, di fiducia. Poi si potrà parlare di analizzare un testo.

Sulla mia vecchia antologia rintraccio a fatica qualcosa di diverso dal patrio provincialismo letterario e scolastico,  che possa parlare alla fantasia di una preadolescente esasperata dai riti di classe.

E trovo questa:

Di cento soli ardeva il tramonto,
l'estate scivolava verso luglio,
c'era calura:
ciò accade in campagna.
(...)
Dietro al villaggio un buco,
e in quel buco, immancabilmente,
calava sempre il sole
con lentezza e con precisione.
Ma il mattino seguente
di nuovo
il sole sorgeva scarlatto
a inondare l'universo.
E un giorno dopo l'altro
tutto questo cominciò
a irritarmi terribilmente.
E una volta, arrabbiandomi così
che tutto impallidì dallo spavento,
gridai al sole a bruciapelo
" Scendi!
Basta di gironzolare in quell'inferno"
Gridai al sole
" Scroccone! Tu poltrisci tra le nuvole,
mentre io, sia estate o inverno,
seggo a disegnare cartelloni! "
Gridai al sole " Aspetta!
ascolta, fronte d'oro,
se invece di tramontare nell'ozio,
tu venissi a prendere il tè "
Che ho fatto!  Sono perduto!
verso di me di buon grado,
allargando i passi dei suoi raggi,
avanza il sole per i campi.
Non voglio mostrarmi pauroso -
e mi ritraggo indietro.
Sono già nel giardino i suoi occhi.
Già cammina per il giardino.
Entrando dalle porte,
dalle finestre, dalle fessure,
rovinava la massa del sole.
Irruppe e, ripigliando il fiato,
si mise a parlare con voce di basso
" E' la prima volta dalla creazione
che costringo i mie fuochi a tornare indietro.
Mi hai invitato? Dammi il tè,
poeta, dammi la marmellata! "
lett
Man mano che legge la sua espressione cambia. Non crede ai suoi occhi, ride, si emoziona, ha quasi paura di quello che sta leggendo. Davvero si puo' invitare il sole a "cena" e sopravvivere?
Questa ribellione letteraria e poetica al dovere la conquista. Divora la poesia, ne parla in famiglia, legge, ne chiede altre, è conquistata. Non sa nulla dell'autore né del suo periodo storico, o molto poco. La conquistano la forza del testo e la sua volontà, suppongo, di rovesciare le regole del mondo reale, l'irritazione del poeta, la compiacenza del sole. Anche se non troviamo niente di cosi' bello come il primo amore poetico, torna a lezione con il sorriso. (Oggi mi viene in mente che avrei dovuto cercare altri testi di rabbia e ribellione, ma pieni di forza, di luce e di colori come questo, forse.) L'esame non dovrebbe più rappresentare un problema.

Una storia a lieto fine?

Non proprio. Arriva l'armamentario repressivo e imbecille dell'ortodossia scolastica, anzi manco dell'ortodossia scolastica ma della ristrettezza mentale degli insegnanti della medesima.

Ormai le lezioni con me sono terminate da tempo. Al momento di decidere l'argomento della tesina, la ragazza, memore del primo amore, sceglie la Russia. Lavora da sola, io nemmeno conosco la sua scelta. Apriti cielo!!!!!
Una pericolosa infiltrata del KGB a SQQUOLA!!!! Ovviamente eterodiretta da una centrale occulta  che sarei io.

Se la tesina non arriva al Consiglio di istituto, poco ci manca. Le meravigliose professoresse la respingono, il marito della madre gliela riscrive.
Motivo di tutto questo pandemonio? Non aveva parlato abbastanza a lungo dei VANTAGGI e della NECESSITA' dell'ECONOMIA DEL LIBERISSIMO MERCATO. Che ovviamente non è fenomeno storico ma dato immutabile dell'universo.
E poi era fuori dal programma. Ovviamente. Cosa che mi viene rinfacciata da chi mi aveva consigliato alla famiglia (suppongo su indicazione della famiglia stessa). Notoriamente in terza media non si parla del XX secolo, non si studiano i continenti extraeuropei e la Russia ad ogni modo non è in parte europea. Avanguardie letterarie e artistiche, poi. Meglio l'ennesima divagazione sull'alto esempio morale offerto da una bigotta infilzata che ha il diritto di prendere la parola solo quando si tratta dell'integrità del suo imene. E che ad ogni modo non deve neanche prenderci troppo gusto, perché come fa da sola senza un prete, sbaglia.

La mia simpatia per la patria squola non è mai stata elevata. A partire dalla terza media la ricordo come un luogo di squallore, di oppressione, popolata di pavidi parolai e manco di particolare eccelsa competenza. Aggiornamento, poi, zero.

Questa vicenda ha finito di disgustarmene.
Se c'è una negazione totale di cio' che dovrebbe essere la scuola sta in questa vicenda. Alla faccia dello sviluppo dell'autonomia del bambino, della capacità di organizzare conoscenze e svilupparle, dell'analisi del testo, dei legami fra discipline. Della conquista che puo' essere per tutti, per la società intera, appassionare, in qualsiasi modo, un bambino in rivolta alla scoperta, allo studio. E poi lasciare tutto questo lavorare da solo.
Ancora oggi mi si stringe il cuore.

Un lettore disattento che fa l'insegnante ha lasciato una definizione quanto meno frettolosa e poco obbligante a un mio commento. Ovviamente s'è ben guardato dal chiedere scusa. La voglia di raccontare questa triste avventura in parte nasce da li'. In parte da svariati post dscritti da un'insegnante : al momento di scegliere il libro di geografia,  davanti a un'idiota commissaria d'esame che se la prende a vanvera con una tesina, e sulla scelta della tesina medesima.

lunedì 10 luglio 2017

Memorandum (nota personale)

C’est un raisonnement d’enfant de 10 ans qui se dit, devant cette purge : « les adultes la prennent bien, si j’en suis capable, ils me prendront au sérieux ». 


lunedì 26 giugno 2017

500 anni dopo

Era cosi'


oggi sono scomparsi l'enclos e il piccolo portico laterale. Lei c'è ancora, sempre circondata dai suoi alberi di melo.






martedì 20 giugno 2017

Page blanche

Devo stampare un documento di 16 pagine.
Domattina all'alba devo partire per Strasburgo e avrei voluto lavorarci sul treno.
La maledetta macchina mi fa sapere che "è occupata". Da chi non si sa perché di certo il padrone di casa piuttosto che ricorrere alla carta manda a memoria la Bibbia intera.
Il suddetto è stato al telefono per fare da guru informatico a una delle sue infinite ex per circa tre ore. Quindi impossibile staccarlo dal monitor credo lavorasse con team viewer o roba del genere.
Insomma alle 10 riesco ad avvicinarmi.
Alle 23 dato che la singora risulta ancora occupata, ricorro all'alta tecnica informatica del "e se provassimo a usicre e a rientrare"?
Evviva, si riscopre libera e stampa.
Sei pagine.
Si ferma esattamente dove incominciano i cambiamenti più significativi che ho fatto al testo, gli appunti per terminarlo domani.
Finito il nero.
Ok, cambio cartuccia e per fortuna che non ho dato retta al padrone di casa il quale, "Lo compro io su internet ché costa molto meno" deve stare ancora decidendo quale sia il browser da aprire per cotanta operazione. Io sono andata in un negozietto di riciclaggio cartucce pirata e ne ho ancora una intonsa.

Tutto sembra riavviarsi, la stampante ricomincia a fare i suoi versetti come un neonato che vagisce aprendo gli occhi.
Pagina mezza bianca.
Seconda pagina: interamente bianca.
Terza, quarta, : la EPSON lava decisamente più bianco.

Chiamo al soccorso, ma l'uomo è ormai nelle nebbie cimmerie e se insistessi sarebbe la volta che mi ritroverei à la rue. Che poi in questi giorni non fa freddo, come di solito accade quando mi minaccia"Tu sais, il fait froid dehors...", no siamo sopra i trenta gradi da tre giorni e per Parigi è una cosa mai vista, quanto le inondazioni di un anno fa.

Mi attacco a internet e scopro che si tratta di cose assolutamente orribili e che probabilmente la testa della stampante è andata.
Due mesi fa mi si è rotta la tablette nuova. Ho aspettato due mesi che me la cambiassero.
Dev'essere l'anno fortunato dell'informatica.
Maledetta.
Arriva persino una zanzara: del resto si sa: le zanzare sono gli unici esseri della terra ad avermi sempre amata senza défaillances.
Accidenti.
Voglio i caratteri mobili, il torchio e gli stracci!!!

venerdì 16 giugno 2017

London's burning (XVII, non XX)

Proprio di corsa e con poca conoscenza delle dinamiche, lo ammetto.
Sono decisamente stufa di sentire gente che prega per degli sconosciuti, o meglio che lo fa sapere a tutto il mondo e morta lì, fatalità. Se uno vuol pregare, preghi nella sua intimità, ne ha il diritto, si tratta di fatti personali. Al massimo contatti una delle organizzazioni che si occupano dei sopravvissuti per comunicarglielo.
Ma pregare è un modo di reagire paralizzandosi davanti agli eventi del mondo. Un esorcismo. Non siamo più nel XVII secolo. Ma sono ancora i quartieri popolari a bruciare*, in questo caso un edificio delle case popolari. E il rogo annunciato di un grattacielo di ventiquattro piani, cioè nemmeno enorme, in una capitale europea tra le più ricche del pianeta, non sotto a un bombardamento, senza che si riescano a tirare fuori gli abitanti prima di lasciarli soffocare dal fumo e ardere dalle fiamme, non richiede preghiere pubbliche, ma ricerca delle cause, individuazione della prevenzione, applicazione della medesima e prevedibilmente lotta contro coloro che non mancheranno di fare osservare che "costa troppo".
Eccchediamine!
E non mi rompete le orecchie con il rispetto, non ci provate proprio, sepolcri imbiancati. Il rispetto in questi casi è uno solo: evitare che il massacro si ripeta. Per fare ciò bisogna capire, decidere e agire. Quindi bisogna innanzitutto parlare. Non il silenzio, mai il silenzio. Il silenzio fine a sé stesso è un insulto, non è rispetto. Il silenzio ributta ogni cosa nella solitudine e nella debolezza dell'individuo che richiude in sé l'angoscia e l'impotenza senza elaborarle.
Il silenzio in casi come questi serve a chi non vuol discutere perché ha paura (o perché non ha voglia di essere disturbato nelle sue certezze routinarie) di non poter controllare la discussione.

P.S.: la cosa non cambia aspetto qualunque sia stata la causa scatenante dell'incendio. Come è possibile in una situazione di pace che non fossero previste vie di fuga in caso di incendio, se sì perché non hanno funzionato, come non sia stato possibile evacuare le persone magari in altro modo dalle finestre o dal tetto in ore e ore di incendio (alcuni si sarebbero salvati perché si sono buttati giù per le scale malgrado i pompieri gli avessero detto di restare in casa altri invece sono rimasti e morti**), come mai si sia propagato il fuoco senza trovare barriere e così via.
Insomma tutto ma non immobilizzarsi in un rituale che là dove bisognerebbe pensare fugge e abbatte ogni azione nell'irrazionale!

*"Aucune de ces contraintes en Grande-Bretagne. «L’analyse de la sécurité se fait projet par projet», a expliqué Jean-Charles Du Bellay à Batiactu. «Pour chaque bâtiment, est nommé un "préventeur incendie" qui analyse le risque. L’un des défauts de cette manière de faire, c’est que sur des ouvrages bon marché, il n’y a pas forcément d’ingénieurs missionnés pour cette tâche.»" Libération, 15 giugno 2017

Il fuoco si propaga con estrema rapidità intorno a tutto l'edificio.

Telegraph: la regolamentazione diviene sempre più permissiva negli anni '80 mentre i controlli sono sempre di meno
Until 1986 all buildings in London fell under the London Building Acts which ensured that external walls must have at least one hour of fire resistance to prevent flames from spreading between flats or entering inside.
But that stipulation was scrapped and from the mid 80s materials on outer walls did not have to be non-combustible, allowing builders to start installing dangerous cladding despite warnings from fire safety chiefs. There hasn’t been a review for 11 years, and since then we have had significant fires both in Britain and abroad, which have been caused by new building materials and lack of risk assessments. 
** The public anger was fuelled by an emerging picture of failings surrounding the safety in the building, including allegations that fire doors had not been fitted, which the police and fire brigade said would form part of their investigation. 
Two separate sources have told The Telegraph that not all the front doors in the tower block were fire-proofed. This is hugely significant because official fire brigade advice to stay put in the event of a fire is based on fire doors offering protection to residents told not to leave the building. Sidani Atmani, 41, said his neighbour on the 15th floor, a man he knew as Stephen, died because he had followed fire brigade instructions to stay in his flat.
“A lot of people died because of what they were told to do,” he said. “It was horrible.”
If there were a lack of fire doors that might also help to explain why the fire spread so rapidly through the building rather than being 'compartmentalised'. RBKC declined to comment as did the management company.
24 ricoverati circa 50 dimessi, trenta nei centri di soccorso, su un grattacielo che ospitava tra 4 a 600 persone. I volontari non riescono a distribuire gli aiuti perché nessuno pare sapere dove siano i sopravvissuti. Si vorrebbe sbagliare pensando che se nessuno sa dove siano trecento persone forse è perché non ce ne sono molti altri. 
Si pensa di evacuare altri grattacieli degli anni '70, ma il problema non era il grattacielo in sé, bensi' pare l'uso di un materiale isolante a rischio.  Si spera che non si verifichino speculazioni immobiliari: i grattacieli di case popolari dell'epoca sono oggi in quartieri ricchi e ricercati. Evacuarli per abbatterli, eliminando la presenza popolare da queste zone potrebbe aprire la strada a costruzioni costose per ricchi e alla deportazione dei ceti sfavoriti dai nuovi quartieri chic.

E comunque: avevamo il modo di fare case di pietra e mattoni, non più di legno. Perché diavolo abbiamo dvuto metterci a farle di plastica?


lunedì 12 giugno 2017

Letture, una specie di storia

De l’âge de 10 à 17 ans, je pillais systématiquement toute bibliothèque que je découvrais chez mes parents mais aussi leurs amis. Aujourd’hui encore je salive plus devant la devanture d’une librairie que devant celle d’un bon pâtissier (et pourtant j’adore les gâteaux).

Un autore che seguo avidamente racconta le sue letture, scoprendo di star raccontando sé stesso e la storia di un mezzo secolo:

Je suis un lecteur boulimique
Un de mes contacts sur Twitter m’avait demandé, il y a de cela quelques semaines quels étaient les livres qui m’avaient marqué. En lui répondant, je me suis rendu compte que c’était une forme d'histoire...
Mes lectures doivent beaucoup à ma famille, mes parents tout d’abord, mais aussi ma grand-mère qui me fit découvrir la littérature russe...
mes enseignants de Français et Latin en 6ème et en 5ème, et qui me firent goûter à Cicéron ...
Ce dernier professeur, outre qu’il me fit lire le Manifeste du Parti Communiste, me fit découvrir D.A.F. Sade (Français, encore un effort pour être républicain) et Ian Kott (Shakespeare, notre contemporain). 

Mes lectures ont donc été éclectiques et classiques, désordonnées mais aussi très logiques, souvent politiques, me conduisant dans des champs divers, des registres différents. Un de mes tout premiers souvenirs fut la lecture de deux ouvrages pour enfants écrits par Jacques Prévert, Lettre des Îles Baladaret Comptes pour enfants pas sages... sous la férule de ma grand-mère, à la poésie russe (Pouchkine, Lermontov mais aussi Nekrassov, Maïakovsky et Blok, ce dernier, auteur entre autre des Scythes), des auteurs que, pour les deux derniers elle avait personnellement connus. Mais je garde un souvenir profond de la traduction établie avec ma grand-mère du poème de Blok Les Scythes.
Chez les auteurs américains, lus d’abord en français puis – mon niveau de compréhension de l’anglais s’améliorant – dans le texte originel...
Je conseille encore à mes étudiants qui travaillent sur les logiques de développement en Afrique la lecture de ce court roman déjà cité, Au cœur des ténèbres (Conrad).
J’ai découvert, par l’intermédiaire de ma femme, la littérature latino-américaine, de Gabriel Garcia Marquès à Vargas Llosas. 

Ces récits, et bien d’autres dont les traces ont été plus fugaces, furent pour moi le complément mais aussi le contrepoint d’une histoire familiale dominée par la Résistance.
Un ouvrage m’a profondément marqué, parce que lu très jeune, c’est La Guerre contre les Microbes de Paul de Kruif. Ce livre me fut conseillé par mon père, médecin, qui souhaitait me voir épouser la même profession que lui. Il n’y parvint pas, mais ce livre développa en moi un solide goût pour la méthodologie, comment on argumente et comment on prouve.
Des ouvrages que mes professeurs me conseillèrent, se détachent bien sûr Les Six Livres de la République de Jean Bodin,... 
mais aussi bien sûr Marx et Keynes (que j’ai lu en anglais, la traduction française étant déplorable dans les années 1970). 
Il en est de même de Cornelius Castoriadis (Les Carrefours du labyrinthe) mais aussi Emile Durkheim, Max Weber et Georg Simmel, et surtout Maurice Godelier, lu au début de mes études universitaires, et suivi depuis régulièrement. Ses ouvrages ont été pour moi une véritable ouverture à ce champ que constitue l’anthropologie.
Je me rends compte aussi que j’ai laissé dans l’ombre des ouvrages dont l’influence, sans être immédiate, fut non négligeable. On ne saurait tout citer comme l’on ne peut tout lire. C’est d’ailleurs l’un de mes regrets persistants.

lunedì 5 giugno 2017

Quando l'informatica aiuta la lettura? - Aggiornamento del post precedente

Aggiornamento: l'esperienza di due domeniche fa ha confermato vantaggi e svantaggi di questo tipo di strumenti. Tra i vantaggi va posta senza esitare la possibilità di ricercare termini e nomi in testi lunghi privi di indici affidabili: bisogna pero' stare attenti e essere sicuri di conoscere tutte le varianti ortografiche adoperate per questi ultimi, il che quando si tratta di documenti non recenti è tutt'altro che scontato. Basta una doppia in più o in meno per neutralizzare il motore di ricerca interno, cosa che con un indice su carta opportunamente fornito di rinvii non accadrebbe. Inoltre il motore non sempre è un grado di leggere correttamente le ortografie antiche e quindi da' a volte risultati inesistenti o fantasiosi.

Svantaggi: son di due tipi.
I programmi di visualizzazione. Se si legge in .pdf è complicatissimo per un documento cosi' lungo riuscire a scorrere le pagine all'indietro, ad esempio. Ci mette un tempo infinito e molto spesso salta una pagina tra quella in lettura e quella che visualizzerà: generalmente salta proprio la pagina richiesta. Inoltre per motivi incomprensibili, il programma si chiude da solo su certe pagine (testato su due pc diversi).
Se leggi in kindle ma da pc, come faccio io, nove su dieci non te lo apre, o lo apre male, insomma si parlano poco. Inoltre non si riesce a usare la funzione "trova".
Se lo lasci sul sito di archive.org, come pure ho provato a fare, sfogliando le pagine, va bene finché vuoi fare una lettura "dalla prima pagina all'ultima" come fosse il romanzino del mese che non ti va di comprare su carta perché costa meno digitale. Va meno bene se ad esempio, hai cercato un termine o un nome che ricorre frequentemente nell'arco di poche pagine. I punti di segnalazione, ancora una volta esemplati sulle palette delle mappe google, si sovrappongono e non c'è verso di riuscire a individuare quali e quante siano le pagine giuste: rischi sempre di perdertene qualcuna senza accorgertene.
Inoltre non si puo' stampare.

Tutte cose che fanno perdere un sacco di tempo e di pazienza, ma pure di salute. Infatti e qui veniamo al secondo tipo di svantaggi, io trovo che la lettura da pc sia quanto di meno ergonomico esista. Il libro è un oggetto complesso, concepito e un tempo anche fabbricato per la lunga durata. Ha una sua ergonomia che mira al risparmio e alla comodità, fatto salvo ovviamente un uso di rappresentanza o tesaurizzazione che ha altre esigenze. 
La macchina oltre a essere constantemente energivora, richiede una postura molto meno modificabile e adattabile e per quanto sia ad alta definizione, questi  schermi sono splendidi ad esempio, stanca occhi e articolazioni molto più di un oggetto relativamente maneggevole e leggero su carta.
Insomma crea dolori, soprattutto se si usa in modo costante e quanto meno è moderna e ovviamente costosa, e si parla di migliaia di euro, pesanti sui nostri salari impoveriti da decenni di tagli, precarietà e disoccupazione.

Inoltre la lettura su schermo per me è deleteria perché non mi fa ricordare nulla. Lo schermo in sé unito all'imperativo di internet, stupido, ma commerciale, di leggere solo i primi dieci risultati (forniti da un indipendente e disinteressato motore, naturalmente) e di interagire per urletti e battutine, una cosa che i blog avevano per fortuna iniziato a ridurre, proponendo un ritorno alla scrittura che i social hanno distrutto a vantaggio della stupidità e del nulla assunti a suprema abilità comunicativa sotto il nome di spiritosaggine, ma cio' è un altro discorso, facilitano l'ansia di "andare avanti" e una lettura frammentaria, volante e superficiale di contenuti e ragionamenti che sono invece per loro natura distesi, articolati e complessi.

Puo' essere un grande vantaggio in certe discipline, per esempio, avere sottomano senza scollarsi dalla sedia articoli scientifici concepiti in maniera ormai sempre più standardizzata cui fa figo mostrare di saper aderire meglio degli altri, composti da una serie di quattro disegnini accompagnati da tre pagine di tessuto connettivo formato da parole, per concludere con una pagina di note: "Mi cita? chi cita?" è la tipica reazione pavloviana. Questo tipo di lettura (che puo' ovviamente proporre risultati validissimi, nel proprio campo, esattamente come vere porcherie) è assai favorita da programmi che permettono di visualizzare ad esempio le sole note o i soli grafici. Ma la formula di organizzazione del testo e di scelte di impaginazione, quindi di lettura, riflette solo la maggiore forza economica di alcuni modelli mentali legati a precisi campi di ricerca, non a tutti e non c'è nulla di più deleterio per le scienze umane che hanno altri modi e linguaggi, discorsi e tempi di riflessione e lettura. Si facilita cosi' l'uniformazione forzata su un solo criterio di elaborazione e fruizione di testi scientifici che tende a eliminare qualsiasi approccio diverso, proposto sempre più all'esecrazione sia pure garbata,  come mancante di rigore o peggio ancora di "modernità".

Morale: ho potuto individuare i passi che mi interessavano, a prezzo di tre quarti di giornata passati a sudare su come trattare con quella digitalizzazione: ma per poter dire di essermi realmente appropriata di quel testo ho dovuto aspettare il giorno dopo, andare in biblioteca e leggerlo sulla sacrosanta carta senza ammazzarmi il corpo oltre che la pazienza. 
Quello che è stato assolutamente insostituibile è stato l'indice automatico, anche perché conoscevo le varianti ortografiche: non avrei mai potuto leggere tutto il volume in tempo ragionevole. Allo stesso tempo, la scomodità assoluta di leggere online il contesto attorno ai passi citati avrebbe sicuramente facilitato una lettura parziale e superficiale, oppure domandato una fatica che pochi e non sempre sosterrebbero, per comprenderlo realmente.

Mi domando a questo punto se la lettura su schermo non stia diventando una lettura sostanzialmente per poveri, mentre la carta, che richiede tempo per accedervi, costi maggiori per acquistarla, spazio per immagazzinarla, anche e soprattutto in case sempre più esigue per il loro costo rispetto ai salari, spese di gestione rilevanti per le strutture collettive, non stia invece sempre più acquistando, dopo avere contribuito a diminuire il costo della produzione dei libri facilitandone la diffusione, le caratteristiche di un prodotto per ricchi.   

Quindi, per fortuna che esistono ancora le biblioteche aperte, in Francia, con orari anche serali, e con la distribuzione che non chiude nel primo pomeriggio e che non è limitata a un numero assurdamente esiguo di volumi, come in Italia. Cioè per fortuna che lo stato SPENDE per i SALARI  delle PERSONE ( non per i profitti delle aziende che impiegano precari!) che devono garantire questi SERVIZI sacrosanti, l'ACQUISTO dei libri necessari per rimanere aggiornati rispetto alla produzione editoriale, il MANTENIMENTO di strutture eccezionali e spesso BELLISSIME, dove studiare, leggere, imparare diventa più semplice perché il nostro corpo e il nostro cervello sono semplicemente, più SERENI.
Queste sono (alcune delle) cose per cui lo Stato, cioè tutti, DEVE spendere. Non risparmiare. Mai. 

domenica 28 maggio 2017

Quando l'informatica aiuta la lettura

Aggiornamento: ho cominciato  a scrivere un aggiornamento cosi' lungo da diventare un post a parte, il successivo.

Quando ti digitalizzano un inventario di archivio francese dal Canada - W la colonizzazione :-P - e siccome sta su Archive.org e non su quell'attrezzo infernale di google.books si riesce a leggere anziché impazzire perché tutto lo spazio che dovrebbe essere occupato dal testo lo è da un'assurda impaginazione farraginosa.
Soprattutto quando la santa informatica fa quel che dovrebbe fare, cioè i lavori stupidi e faticosi. Nella fattispecie quando ti ricerca nel testo le parole che ti servono. Su 700 pagine mezze in latino piene di formulari semplifica la vita.
Se c'è una cosa che rimprovero agli archivi francesi è di non avere pensato a digitalizzare, ognuno per sé, la grande serie degli inventari dipartimentali realizzata tra metà XIX e metà XX secolo, magari localmente, per poi creare un unico portale di accesso anche a livello nazionale. Sarebbe stata un'impresa assolutamente meritoria e se ognuno avesse realizzato il proprio anche non troppo impegnativa.

Perferiro' sempre la lettura su carta, infinitamente più ergonomica, favorevole alla concentrazione e facile da memorizzare, almeno per l'uso che ne faccio io. Addirittura mi capita di cercare i riferimenti sui libri digitalizzati per poi andare in biblioteca e domandare l'indispensabile edizione antica dato che il campo permette di giustificare questo genere di domanda, e leggermi il testo in santa pace con un bell'oggetto artigianale ed elegante, anche quando povero, clandestino e approssimativo, fra le mani, generalmente in una bella sala calma e tranquilla cio' che favorisce lo studio e la felicità.
Ché poi dài e dài le biblioteche stanno cominciando a capire che la digitalizzazione non aiuta a far aprire i libri... rispetto a solo pochi anni fa è sempre più raro che rifiutino di far consultare i volumi perché sono digitalizzati. Almeno in Francia ché in Italia siamo in altro mondo, come al solito: li' l'ideale è ancora che i lbri stiano ben sottochiave, almeno nelle biblioteche dei Beni culturali (un pozzo nero di arretratezza culturale, appunto).

Ma quando non ci sono indici o non sono affidabili, cioè quasi sempre, ed è domenica, le biblioteche son chiuse ma qualche matto si aggrappa ancora alla lettura, be' ti sembra di toccare il cielo con un dito, anzi di sfogliarlo. Specialmente poi quando si sta cercando da un numero inenarrabile di mesi di capire da che parte stanno in uno dei momenti più intricati della storia francese i vari membri delal famiglia e il bello è che dalle fonti finora reperite potrebbero stare dall'una come dall'altra parte!
D'accordo che si puo' sempre con eleganza aggirare la questione senza tuttavia nasconderla, ma a me sembra sempre di giocare un po'sporco, in questi casi. Quindi perdo un sacco di tempo e scrivo ben meno di quanto potrei, per districare i fili dell'arazzo. Ché poi ammettiamolo, dà un'immensa soddisfazione...
Adesso vado a fare colazione, poi al mercato, poi mi spulcio l'inventario... che festa! Una persona l'ha chiamata un giorno "alienazione volontaria". Devo riuscire a trovare due ore per andare in piscina: ci son 34 gradi oggi!

domenica 14 maggio 2017

Imago


Si insedia oggi il presidente francese, un banchiere d'affari eletto al secondo turno domenica 7 maggio 2017.
La foto è tratta da un numero del settimanale francese L'express pubblicato tra il primo e il secondo turno delle elezioni presidenziali.

martedì 9 maggio 2017

Perché costa troppo

La mia mamma che non è giovane, ma porta bene i suoi anni, ha un problema di salute abbastanza comune e non grave, che ad oggi si può prevenire con le cure adeguate. Ma quelle che ha fatto finora non funzionano più, malgrado lei sia molto ligia e molto costante nell'assumerle e nel seguire i comportamenti prescritti.
Solo che queste nuove cure costano.
E lei ha la pensione quasi minima.
Non è ancora una situazione disperata, questo no. Per ora. Ma per quelle cure o si paga o si deve andare in ospedale.
O paga una dose o vive: il costo è più o meno equivalente alla sua pensione mensile.
E l'unico ospedale che le fa è non all'altro capo della città, ma praticamente fuori. In una capitale EUropea, ovviamente.
Perché i piccoli ospedali sul territorio, ovviamente, "costano". Devi pagare chi li fa funzionare.
Quindi il "costo" di raggiungere il luogo di cura viene riversato sui pazienti e le loro famiglie.
Posto che gli ospedali sono pubblici: DOVE STA IL RISPARMIO?
Nella maggiore spesa di chi è più debole?
Torniamo alla logistica.
Quindi ci vogliono un autista e qualche ora tra andata e ritorno.
Per fortuna ha una persona accanto.
Ma se non l'avesse? Quanti anziani soli rinuncerebbero a curarsi in queste condizioni, o sarebbero costretti a pagare un taxi, supponendo di avere prima il denaro per farlo e poi la mobilità necessaria per servirsene?
Quanto questo diminuirebbe le loro aspettative di vita in buona salute?
O le loro aspettative di vita tout court?

"Nell’ Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare. Il confronto dell’ uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. Ma è degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato."


Intanto in GreciaLa Grecia abbasserà la soglia di reddito annuale sotto la quale non si pagano tasse a 5.681 euro. Secondo l’Unione Europea la soglia di povertà è di 6.000 euro di reddito annuale. Ulteriore taglio delle pensioni, sia normali sia complementari, che interesserà anche le pensioni superiori a 700 euro. Questa misura interesserà 900.000 pensionati sul totale di 2,6 milioni. I pensionati che ricevono più di 470 euro al mese saranno tenuti a pagarci su le tasse. Un pensionato che percepisce 700 euro al mese, ora esentasse, pagherà una tassa annuale di 600 euro.
Le persone a basso reddito saranno tassate sempre al 22%. 
Spese mediche: gli sconti fiscali per le spese mediche saranno aboliti. Questo significa un aumento indiretto della tassazione, soprattutto per i malati cronici, dato che i tagli legati all’austerità nel settore sanitario hanno aumentato le spese private per il settore medico (detto in altri termini, l’UE ha prima smantellato la sanità pubblica spingendo i Greci verso quella privata, e poi eliminato anche le detrazioni fiscali sulla sanità privata, NdVdE).
Contributi per il riscaldamento: ci saranno tagli di 56 milioni di euro che andranno a colpire i gruppi sociali più vulnerabili.
Sempre nel 2017 verranno implementati i tagli di 570 milioni di euro ai contributi di povertà per i pensionati
Aperture domenicali: i negozi saranno aperti tutte le domeniche dell’anno nelle zone turistiche come il centro storico di Atene o il centro di Salonicco. Ci sono voci che questo riguarderà tutti i negozi lungo la Riviera di Atene, dal Pireo a Capo Sounion. 

Nel 2018 
  1. Abolizione di spese mediche per 121 milioni di euro.
  2. Abolizione della deduzione dell’1,5% nel calcolo della ritenuta mensile per 68 milioni di euro.
  3. Tagli ai contributi per il riscaldamento per 58 milioni di euro.
  4. Abolizione di benefici sociali incorporati nel Reddito di Solidarietà Sociale per 10 milioni di euro.
  5. Altri tagli al Servizio sanitario nazionale EOPYY per 188 milioni di euro

Una volta, tanti e tanti anni fa, andava di moda scandalizzarsi per una guerra che si svolgeva "nell'indifferenza di tutti a due passi da casa nostra". Si sarebbe dovuti intervenire, si diceva. Si sarebbero dovuti mandare i soldati, le bombe e i cannoni.
Si mandarono.

Cosa si aspetta a invocare almeno altrettanto rigore sulla testa di chi concepisce, impone e attua una simile guerra senza quartiere nei confronti della popolazione più povera di un paese stremato, che sta pure quello alle porte di casa nostra, solo appena un po' più a sud?

Forse si esita perché il mandante di questa guerra non dichiarata e non coperta dai telegiornali della sera si chiama ancora e sempre Unione europea (Commissione UE, Banca centrale UE, Fondo monetario internazionale)?

lunedì 8 maggio 2017

La meraviglia dalle corde

Come esprimere oggi la meraviglia dei grandi apparati di scena dell' opera barocca, in un contesto in cui i mezzi economici a disposizione, le condizioni di illuminazione e l'estetica, influenzata dal cinema, sono ormai troppo mutati? e su una scena relativamente piccola come questa?

La  scelta compiuta dalla regista
è un genere di spettacolo in cui la Francia, manco a dirlo, ha deciso di riappropriarsi coltivandola con numerose scuole di alto livello, vale a dire gli acrobati del circo. La storia di Alcione e del suo contrastato matrimonio con Ceix viene doppiata commentata e rappresentata nelle sue passioni e negli elementi scatenati grazie alle movenze danzanti degli acrobati sulle corde, in azione in un teatro privo di scenografia e aperto allo sguardo dello spettatore fino alla parete di fondo. Le corde sono evocatrici dei legami del matrimonio, Nettuno nell'ultima scena è vestito con una rete da pesca chiusa sul davanti da due lunghe corde, delle onde del mare, dei movimenti quotidiani dei pescatori. I danzatori, specialmente una solista, danzano legati alle corde o sulle corde per esprimere desiderio, disperazione, furia e voglia di distruzione e sopraffazione.
Riescono a trasmettere spaesamento, meraviglia, languore e fascino: ogni piacere dello spettacolo.
Funziona perfettamente tranne nella scena clou della tempesta, dove i mezzi troppo scarni non riescono a far figurare granché.

Nella parte musicale un direttore che fa scaturire la musica dall'orchestra con tutta la sicurezza e la naturalezza possibili, come acqua di fonte inesauribile e vivace. I risultati delle voci sono meno interessanti, curate come fossero strumenti, con un canto fluente e non interrotto, ma con poca attenzione al peso drammatico della parola. Il che personalmente non mi ha mai convinto troppo.

Il teatro appena restaurato brilla di tutti i suoi ori tardo-ottocenteschi. Più dei dipinti sono attraenti i fregi e le sculture decorative, i tendaggi, il sipario. Scoraggiata dal prezzo e da uno spiccato colore rosso non ho invece assaggiato il nuovo dolce di cui il teatro ha commissionato l'ideazione a Le Notre. Ma l'idea di far creare un dolce Le Favart, che faccia da corrispondente all' opéra fa parte di quella consapevolezza culturale immensa per cui amo la Francia. E no, non è denaro pubblico buttato! buttato è il denaro perduto a causa della loi travail...

Uno dei più begli spettacoli che abbia visto, comunque,. Mi era già capitato qualche anno fa nello stesso teatro.

martedì 2 maggio 2017

La femme et l'enfant

La femme et l’enfant

Récit
L’enfant se tenait debout devant sa mère qui était peut-être assise ou peut-être pas. De toute façon elle avait l’impression que sa mère la surplombait. Elle avait la sensation d’avoir été retenue au moment où elle s’était approchée de sa mère lors d’un jeu ou pour lui demander un baiser. De toute façon son intention n’était pas d’être là en ce moment. Peut-être elle devinait au regard de sa mère ou à son expression d’attente qu’on lui aurait proposé un discours sérieux qu’elle n’avait pas envie d’écouter. De toute façon elle n’était pas à l’aise. La mère étalait un grand sourire et une émotion tremblante se cachait en elle. Sa voix à peine hésitante affichait de l’assurance. Elle disait à la petite fille : « Bien, maintenant que tu as vu l’appartement hier, avec Giorgio, que m’en dis-tu? ne me dis-tu rien ? te plait-il ? ». En effet, après leur  visite à l’appartement, elle n’avait eu absolument rien à dire à sa mère. Elle n’avait pas du tout compris pourquoi elle avait été emmenée là toute seule par un inconnu qu’elle ne souhaitait pas du tout rencontrer et qui lui était indifférent. Sa mère lui avait dit plus ou moins qu’il fallait la ménager cette personne, car il était bien gentil à vouloir s’occuper d’elle, la petite, en cette occasion. Mais pour quoi faire, se posait-elle la question, puisque je n’ai rien demandé, et je n’ai besoin de rien de sa part ? Pourquoi la mettait-on dans l’obligation de satisfaire les attentes inconnues d’un inconnu ? Que c’est qu’elle avait à faire avec lui et lui avec elle ? Surtout aurais-je fait quelque chose de mal pour qu’on me dise d’être polie et obligée maintenant? Comme si la mère avait a priori quelque chose à lui reprocher à ce sujet.
Elle avait quand meme essayé être polie, de lui sourire et de lui manifester de l’intérêt. Elle avait essayé de prendre confiance avec l’appartement en parcourant ses espaces. Il était grand, lumineux et calme et en meme temps vide de vie et solitaire. Pas désagréable, il restait étrange et étranger. Mais, après cet interlude incompréhensible et parfois ennuyeux elle espérait bien avoir le droit de revenir à ses activités habituelles sans autre obligation.
Sauf qu’après quelque temps – jours? heures ? voilà la question refaire surface. Elle était debout devant sa mère et elle aurait voulu que sa mère l’embrasse. Mais sa mère n’en avait pas envie. Elle attendait donc ses mots. A sa demande sur son sentiment vers l’appartement l’enfant avait ressenti qu’on s’approchait une fois de plus à un sujet chaud. Elle savait déjà très bien que sa réponse ne pouvait pas être libre. En cette occasion il lui fallait être polie, et elle donc répondit d’un air un peu embarrassé et forcé que oui, il était bien, alors que elle n’en avait vraiment rien à dire, car cette chose là à ses yeux ne la concernait guère. Elle souhaitait plus que toute autre chose terminer cette conversation non voulue.
Mais le pire devait arriver.
« Bien, tu l’as vu, il t’a plu. Donc on ira bientôt s’installer là-bas. » « Mais j’aime bien être ici… et les grands parents ? ». La mère fit une grimace. Sa mère continua : « Tu auras ta chambre à toi… on emmènera tous tes jouets… il y aura plus de place.  Et puis, tu viendras chez les grands parents tous les jours après l’école. Contente ? Alors tu dis oui ? Es-tu bien d’accord? ». Son ton, bien que calme et presque tendre à l’apparence n’admettait pas de réplique. Il contenait à peine son excitation et ses émotions. L’enfant ne sût quoi faire. Quitter ses grands parents, leur bel appartement si plein de vie, de gens, de soleil, des plantes sur les terrasses, si familier ?   Que pouvait-elle faire, devant la demande pressante de sa mère ?  et encore plus devant son [de sa mère] émotion ? Il fallait la contenir car elle était gigantesque. Une attente énorme, une demande tacite « Dis moi que cela te plait, dis-le sans que je te le demande » qui menaçaient bien de l’écraser, de la submerger comme une vague au bord de la mer justement. Elle aimait bien les vagues. En été sa joie était les jours de tempête, une tempête méditerranéenne bien sur. Elle s’amusait à prendre la vague au moment où cette-ci se brisait sur le littoral. Après avoir connu la peur d’être écrasée elle avait compris que la vague n’allait que la faire rouler pour ensuite la regorger sur le sable de la ligne de flottaison, et ensuite recommencer. Elle y passait maintenant des heures. Sa mère insistait. Elle accepta, car elle se sentit obligée de le faire. Mais elle paniquait et elle se sentait brisée par la douleur et par l’angoisse. Une sorte de vide sans borne qui s’ouvrait en elle. Un vide noir et rouge mais sans image claire. En même temps cela lui faisait de la rage. Il fallait aussi contenir sa propre rage, ne pas la laisser pousser.
Sans la force de tenir, la seule échappatoire possible lui parut négocier un sursis, un délai. « Mais pas tout de suite, maman, pas tout de suite ! » Le visage de sa mère se brouilla de plus en plus. Je ne sais plus combien je lui en demandais, mais enfin ce fut : « Jusqu’à Noël, maman, jusqu’à Noël ! » Il manquait quelque mois, mais Noël était si loin pour la fille. C’était la fête mythique quand tout devenait possible. Entre temps, peut-être, elle va oublier cette absurdité, espérait la petite fille. Elle pourrait changer d’avis si elle y réfléchit, puisque moi je n’arrive pas lui faire comprendre que… je ne peux pas m’opposer : maintenant elle ne dira pas oui.
Quelques jours après, c’était un jour de fête, je me suis levée et je me suis précipitée à la foulée en cuisine. Les matins des jours de fêtes on se retrouvait tous là, en robe de nuit. Mon grand papa buvait son petit café noir bien sucré du matin assis sur un tabouret. Les autres se préparaient leur petit-déjeuner, jamais fort copieux d’ailleurs, dans tous les coins. La table et presque tout l’espace étaient occupés par ma grand-maman qui repassait le linge de la semaine. Moi, j’aimais bien l’aider à plier le linge et à repasser des petits pièces, les mouchoirs, les serviettes de table, les serviettes, les caleçons... Le soleil envahissait la pièce par tous ses rayons chauds. Tout n’était que lumière et bavardage, parmi la blancheur éblouissante du linge propre en coton épais, si réjouissant sous les doigts et les mains.  
Pas ce jour-là. Personne autour de la table, rien dessus. Seule, ma grand-maman était appuyée à la table en lui donnant son dos. Quelque part il y avait peut-être le rouleau à pâtisserie, chose insolite et incompréhensible, car on ne faisait jamais la cuisine à cette heure-là. Elle avait une moue que je ne lui connaissais pas mais qui m’inquiétait. Je m’approche d’elle, je ne savais pas si elle était peut-être en colère ? Elle me serre entre ses bras et elle pleure. Je me souviens encore de ses larmes qui coulent de ses yeux tandis qu’elle me serre si fort que j’en ai peur. Du jamais vu, mamie qui pleure, c’est impossible, inconcevable, incompréhensible. Je ne peux pas gérer pareille émotion toute seule. Je me débats et je me précipite appeler ma maman au secours. Est-ce que c’est vrai que vous partez ? me souffle ma grand-mère. Es-tu bien d’accord ? Pas devant elle ! qu’as-tu fait ! lui rétorque ma mère, alors que ma grand-maman, humble et effrayée de son audace s’excuse avec peine. Je ne peux pas tenir, je ne peux pas résister, je ne peux pas je ne peux pas ! Je m’enfuis quelque part me cacher, ses histoires de départ je n’en veux pas savoir, du reste, encore Noël, il y a encore Noël, après, qui sait ? Si ma grand-maman pleure ainsi elle va peut-être changer d’avis.
Je ne sais même plus si j’ai été obligée par la suite de la rassurer en lui disant que oui, on me l’avait bien demandé et que oui, je donnais mon libre consentement
Et enfin il arrive ce jour de Noël, ou mieux des rois, juste avant la rentrée scolaire, car après Noël nous étions partis, mon grand-papa et moi, chez mon arrière-grand-mère qui habitait à Milan avec sa fille puinée. Encore gâtée dans leur petit appartement, puis les longues heures de retour dans le train avec les lasagne toutes chaudes dans leur boîte en métal achetées par mon grand-papa à la gare de Bologne comme goûter… Le soir, il est tard, on arrive, l’odeur du train, de la machine, une odeur graisse et âpre en même temps. Pendent tout mon séjour je le savais, je le savais très bien que quelque chose d’horrible était lourde sur moi. Elle allait s’approcher, car la mère n’avait pas changé d’avis et moi je n’avais pas la force de changer ces choses horribles. J’étais impuissante, tout était fini, la joie, les rires, les matins gorgés de soleil, les embrassements de ma grand-mère, son regard sur moi lors de mes jeux d’enfant : tout serait devenu étranger, éloigné, il n’aurait plus fait partie de ma vie. J’étais destinée à devenir nomade et sans âme, tiraillée entre un lieu où j’étais obligée de résider et un lieu qui n’était plus chez moi et où je n’aurais pu que passer sans réellement m’y arrêter, sans lui appartenir à jamais. Sans jamais appartenir à un lieu qui ce soit, excepté celui de la mémoire de ma propre histoire sanglante de douleur et secouée par de sanglots qu’il fallait bien réfréner, car, on ne fait pas des histoires comme ça tout le temps.  A la mort des grands parents j’aurais aimé récupérer leur appartement. Mais les autres voulaient le vendre et moi je ne pouvais pas l’acheter toute seule. Il est parti, encore une fois. Je n’ai même pas pu sauver les pots de fleurs des terrasses plantés par mon grand-papa avec tellement d’amour, des géraniums anciens tous rouges d’un rouge vif avec les feuilles un peu velues, d’un vert brillant, car les autres les ont jetés à la poubelle sans que je le sache. Son héritage uniquement immatériel est devenu pour moi le petit village aux Alpes qu’il aimait plus que Rome ou sa ville d’origine, Milan. J’y reviens tous les ans comme lui il le faisait depuis son plus tendre enfance.
On me dit que je me suis révoltée. Je n’arrive plus à reconstituer une scène qui a du me coûter trop cher. Je me souviens d’une nébuleuse où je disais « Non non non » et elle me disait « Tu l’as dit, tu l’as promis, c’était pour Noël, maintenant ce sont les rois ! ». Elle était furieuse, moi, je l’étais aussi. Mon dernier souvenir est celui d’une fillette de huit ans renversée sur les bras de sa mère, sa tête à droite et ses pieds à gauche, qui donne des coups de pied en l’air et qui crie à l’univers en sachant que personne ne l’entendra. Elle me dit de ne pas le faire car c’est indigne. Ai-je eu peur ? Ai-je arrêté par honte? La gare autour de nous. Je ne sais pas comment nous sommes arrivées chez « nous » je ne sais pas comment ai-je monté les escaliers, au moins trois étages sans ascenseur, ni comment me suis-je couchée cette nuit, je ne sais pas quels ont été nos mots depuis.
Je ne sais pas, je ne sais plus. Après, tout est devenu noir. Noir de désespoir, rouge de colère.
Le rouge et le noir de mes fantaisies.
Mais j’aime encore tellement l’or. L’or pur du soleil qui frappe sur la blancheur des draps épais, la Flandre des nappes, la souplesse des serviettes...

Je suis restée avec le sentiment d’avoir eu l’occasion de parler lors de ce colloque mais de ne l’avoir pas fait jusqu’au bout, d’avoir dit oui pourvu que ce soit après Noël. Donc je n’avais pas été capable d’exprimer mon refus au bon moment. J’avais négocié sans réellement vouloir ce que je demandais et sans avoir la force de tenir ma promesse depuis. En fait, ce que je n’avais pas la force de tenir, c’était ma volonté de vouloir la meme chose que maman. Ce qui était interdit. Sans vraiment le dire, mais interdit. On l’a dit par la crainte et la contrainte, sans explication. La promesse et la volonté se sont fondues ensemble dans quelque chose d’inextricable, de lié à jamais. Depuis lors, tout devenait ma faute. Après ne pas avoir su profiter de la chance de refuser qu’on m’avait offerte, je gardais le sentiment de n’avoir plus le droit de me plaindre.